Il respiro del tempo

di Ulisse Bezzi

L’esposizione chiude il progetto Camera Work 2017 e intende ripercorrere la sua attività di fotoamatore che ha saputo catturare, con il suo sguardo, la campagna, il duro lavoro dei contadini, i volti delle persone, frammenti della città.

Un patrimonio che ha descritto tradizioni, esperienze, vita vissuta che l’autore, tramite il nipote Giovanni Bezzi, intende trasferire alle nuove generazioni perché le radici culturali non vadano disperse.

Ulisse Bezzi

Ulisse Bezzi nasce il 19 agosto 1925 a San Pietro in Vincoli, Ravenna, da una famiglia contadina proprietaria di numerosi terreni. Stringe un forte sodalizio con la madre Rosa (come dimostrano, ancora oggi, le tante rose piantate nel proprio giardino), mentre il rapporto col padre, seppur buono, è improntato ai bisogni economici, al lavoro nei campi da compiere. La quotidianità della vita contadina è fonte d’insofferenza per il giovane Ulisse che addirittura, al termine della scuola elementare, non può continuare gli studi per il troppo lavoro che la terra richiede.
Nel 1943 si arruola e inizia il periodo del CAR – centro Addestramento Reclute, al termine del quale, però, decide di disertare per motivi ideologici. Dopo un periodo di latitanza, viene catturato dalle SS a San Pietro in Vincoli e viene deportato nel campo di sterminio di Birkenau, dove rimane per breve tempo prima del trasferimento a Dachau. La sua origine contadina è però, ora, una salvezza: grazie alle sue competenze agricole, viene assegnato a una fattoria tedesca, assieme ad altri prigionieri politici, fino al termine della Guerra.
Una volta tornato a casa, incontra la sua prima moglie, Isella, ma il matrimonio durerà solo poco tempo: Isella morirà improvvisamente nel sonno.
È ora, negli anni del dopoguerra, che nasce, prende forma e matura la sua sensibilità fotografica. Per le prime prove, utilizza la fotocamera di una parente ma poi, grazie anche all’aiuto del fotografo professionista Eolo Serafini di San Pietro in Vincoli – che gli insegna a stampare – acquista il suo primo apparecchio fotografico.
Già negli anni Cinquanta partecipa ad alcuni concorsi fotografici ma solo dal 1960 viene ammesso per la prima volta ai concorsi nazionali patrocinati dalla federazione. Si avvicina inoltre al gruppo degli artisti locali e frequenta Primo Costa e Demo Liverani. Le sue immagini di questi anni testimoniano nei ritratti, gli amici frequentati e nei temi, come nello stile, le diverse istanze estetiche.
Nel 1963 si sposa nuovamente con Giulia, dalla quale ha un figlio nel 1964.
Dagli anni Sessanta in poi, si susseguono i concorsi cui partecipa, nazionali e internazionali, riscuotendo spesso un certo successo. Spesso, il dovere dei campi, il lavoro da affrontare quotidianamente, le difficoltà economiche, non gli permettono di coltivare come vorrebbe la sua passione per la fotografia. Riesce comunque, nel tempo, a creare un vero corpus fotografico di grande intensità visiva.
Dai primi anni Duemila smette di scattare e oggi risiede ancora nella sua casa di San Pietro in Vincoli, assieme alla devota moglie Giulia.